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Il Digital Product Passport: uno strumento dal grande potenziale

Aziende e organizzazioni di produttori ne hanno parlato il 17 giugno nel corso del webinar organizzato da Erion Textiles. I prossimi anni saranno fondamentali per svelare diverse incognite sul tool, ideato dalla Commissione europea, considerato un perno della produzione sostenibile

Presto i nostri abiti potranno “raccontarci” diversi particolari della loro storia: da dove provengono i materiali di cui sono fatti; quanto contenuto riciclato contengono, il loro grado di riparabilità e durabilità, perfino quante risorse naturali sono state impiegate nei processi che hanno portato alla loro produzione. Sono tutti dati che, presto, saranno accessibili ai consumatori tramite il Passaporto Digitale del Prodotto (Digital Product Passport – DPP) uno strumento previsto dal Regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR) e sul quale è aperto un confronto di livello europeo tra istituzioni, aziende e diverse categorie di stakeholder. Lo scorso 17 giugno, il DPP è stato al centro del webinar “Digital Product Passport: opportunità e sfide per il Tessile”, organizzato da Erion Textiles, il Consorzio del Sistema Erion dedicato alle aziende del settore Tessile.

Il DPP dovrà contenere informazioni verificabili e non violabili

L’incontro ha rappresentato un’importante occasione di confronto e discussione che ha permesso, come ricordato da Raffaele Guzzon, Presidente del Consorzio: “Di condividere esperienze e conoscenze su tematiche rilevanti per le nostre aziende”. Poi, sul tema del giorno: “Il DPP – ha precisato Guzzon – un po’ spaventa perché implica un’analisi dei dati lungo tutta la catena di fornitura, che non tutte le aziende hanno implementato. Questi approfondimenti servono soprattutto a dissipare i dubbi di noi addetti ai lavori”.

Gli interventi degli ospiti sono stati moderati da Raffaele Lupoli, Direttore di EconomiaCircolare.com, che ha tenuto a precisare come il DPP rappresenti uno strumento utile non solo a informare i consumatori sulla tracciabilità dei prodotti, ma anche a consentire alle imprese di abilitare pratiche di marketing circolari e sostenibili. Soprattutto, ha ricordato Lupoli, il Passaporto “Dovrà contenere informazioni verificabili e non facilmente violabili e modificabili”.

Il primo relatore del webinar è stato Andrea Occhionero, Policy Manager per European Branded Clothing Association (EBCA) – organizzazione che rappresenta 75 marchi di moda raggruppati in 14 membri – che ha aperto i lavori con un affondo sul contesto normativo, ricordando che l’ESPR è un regolamento quadro, che copre vari aspetti di come un prodotto debba essere progettato. La norma, approvata nel 2024, definisce alcune informazioni fondamentali che i nostri prodotti dovranno riportare, fra i quali la durabilità, la riparabilità, la quantità di contenuto riciclato, il divieto di sostanze pericolose e l’impronta ambientale. Dati consultabili attraverso vari strumenti tra i quali proprio il DPP che, ha dichiarato Occhionero: “Noi accogliamo positivamente, perché migliora la disponibilità digitale delle informazioni. Ovviamente chiediamo che il DPP sia basato su dati scientifici affidabili, definiti in maniera orizzontale, non imposti dall’alto. È importante evitare la duplicazione delle informazioni tra etichetta del prodotto e passaporto digitale, garantire trasparenza, sicurezza e tracciabilità dei dati, e proteggere i diritti di proprietà intellettuale delle imprese”.

Il DPP strumento centrale di comunicazione con i consumatori

L’EBCA è membro dell’Ecodesign Forum, tavolo previsto dall’ESPR che riunisce 123 membri per il confronto sugli standard di sostenibilità dei prodotti. Tra questi, figura anche The Policy Hub, organizzazione che riunisce oltre 700 aziende del settore tessile, e presente al webinar con l’intervento di Marina Prados Espínola, Director of Public Affairs, sul tema dei “dati, processi, e obblighi per le aziende”. La Direttrice ha evidenziato come sul DPP esistano ancora punti poco chiari rispetto ai contenuti e all’infrastruttura tecnica. “Molte risposte su questi temi – ha detto Espínola – le avremo, teoricamente non prima della metà o della fine del 2027. Dico teoricamente perché tutte le date sono ancora soggette a variazioni. Negli ultimi mesi, la Commissione europea ha annunciato che il DPP sarà uno strumento centrale non solo per comunicare con i consumatori, ma anche per dimostrare la conformità normativa delle aziende alle autorità competenti”.

L’intervento di Espínola ha messo in evidenza una doppia sfida per il DPP, ovvero la necessità di sviluppare uno strumento di comunicazione e di trasparenza che consenta di sensibilizzare i consumatori e, al contempo, tracciare ogni fase del ciclo di vita del prodotto, lungo tutte le filiere di lavorazione. Un lavoro che richiede un alto livello di innovazione, come ricordato da Giulia Caldon, Business Developer & Sales Manager, EZ Lab Blockchain Solutions, che ha affrontato gli aspetti tecnologici e le possibili soluzioni digitali legate al DPP. La specialista ha posto in evidenza la necessità che il DPP garantisca la massima sicurezza dei dati sul prodotto: “Ci troviamo di fronte a un nuovo strumento che dovrà comunicare al consumatore finale informazioni sulla riparabilità, ma anche consentire politiche di accertamento da parte delle autorità di sorveglianza o enti di controllo”. In un contesto del genere, l’affidabilità e la verificabilità dei dati diventano un punto cruciale. “L’unica tecnologia – ha sostenuto Caldon – in grado di poterci dare delle garanzie in tal senso è la blockchain, perché permette di avere informazioni non modificabili. Questo è molto importante nel momento, ad esempio, che un fornitore dichiara l’uso di un tessuto certificato. Rintracciare quella dichiarazione diventa molto importante, soprattutto nel caso di filiere molto lunghe in cui le materie prime vengono importate da Paesi lontani”.

I due Case Studies: Save The Duck e Rifò già attivi con un tool per la circolarità

Una sfida affrontata con successo da Save The Duck che già da tempo è impegnata nella gestione di un tool digitale che permette di rendicontare l’impegno ambientale non solo nei propri Bilanci di Sostenibilità ma, soprattutto, direttamente alla clientela. Lo ha raccontato Silvia Mazzanti, Sustainability Manager del brand. “Tutte le informazioni che in questi anni abbiamo raccolto sui nostri prodotti le abbiamo digitalizzate in un tool che in origine rappresentava lo strumento con cui garantivamo l’originalità dei nostri capi. Successivamente abbiamo avuto modo di poter ampliare uno story doing, per poter condividere con i nostri clienti le informazioni sui nostri capi: raccontare chi li fa, quali sono le performance ambientali, quali sono le loro caratteristiche fisiche, le certificazioni ottenute: insomma tutto ciò che attesta la sostenibilità della filiera a monte”.

Anche un’altra realtà presente al webinar ha avuto modo di sperimentare un tool simile, per caratteristiche, a quello che sarà il Passaporto Digitale del Prodotto. Si tratta di Rifò, azienda del Pratese, che si occupa di trasformare scarti industriali e vecchi indumenti fabbricati con fibre naturali in un nuovo filato e, successivamente, in nuovi prodotti – come maglioni, t-shirt e giacche – a chilometro zero. Realtà virtuosa dell’economia circolare, Rifò ha in Italia il 98% della propria produzione. Di questa il 92% è localizzata a Prato, uno dei distretti tessili più prolifici del Paese. Niccolò Cipriani, Founder & CEO dell’azienda, ha presentato il passaporto digitale sviluppato in azienda: “Uno strumento – ha detto – inizialmente creato per dare forza al nostro impatto locale in termini di tracciabilità della filiera, di creazione di posti di lavoro, ma anche di impatti ambientali. Grazie alle nostre produzioni si riesce a risparmiare in media un 80% di risorse come acqua, energia e CO2. L’azienda ha esperienza con il DPP dal 2022, dopo aver vinto un bando dell’Unione Europea sulla circolarità. “Da quell’anno abbiamo scelto – ha ricordato Cipriani – di utilizzare un passaporto digitale anche per aumentare la consapevolezza del cliente finale sul vero valore dei nostri prodotti”. Anche per il CEO, un passaggio chiave del futuro DPP sarà quello di definire uno standard accessibile a tutti gli attori della filiera, a partire dalle piccole imprese, e capace di garantire criteri uniformi di calcolo dei dati.

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