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Gli italiani e la circolarità nel settore tessile: un passo importante verso la sostenibilità

Secondo i dati dell’Osservatorio realizzato da Ipsos per Erion Textiles, nel corso degli ultimi 12 mesi, il 66% degli italiani ha dichiarato di aver dismesso almeno un capo di abbigliamento, il 57% un paio di scarpe, e il 51% tessuti danneggiati, come gli stracci. Luca Campadello, Strategic Development & Innovation Manager di Erion Textiles: “la sfida è doppia: da un lato, dobbiamo sviluppare soluzioni di riciclo per gli abiti non riutilizzabili, dall’altro sarà fondamentale comunicare efficacemente a livello locale e generazionale, facendo capire che ogni tessuto, anche danneggiato, è una risorsa”

La transizione verso un’economia circolare nel settore tessile è una delle sfide più urgenti e necessarie del nostro tempo. Un’indagine recente, condotta dall’Osservatorio Ipsos in collaborazione con Erion Textiles, ha messo in luce le abitudini degli italiani riguardo alla dismissione dei capi di abbigliamento e il loro approccio alla circolarità. I risultati sono significativi e tracciano un’evoluzione positiva del trend, ma mettono anche in luce diverse aree su cui è necessario lavorare.

I dati chiave: cosa sta cambiando?

I numeri parlano chiaro. Nel corso degli ultimi 12 mesi, il 66% degli italiani ha dichiarato di aver dismesso almeno un capo di abbigliamento, il 57% un paio di scarpe, e il 51% tessuti danneggiati, come gli stracci. Ma non si tratta solo di numeri: le differenze geografiche sono evidenti. Al Nord, in media, si abbandonano 8,4 capi, mentre al Sud la cifra scende a 6,4 capi. Questo dimostra quanto sarà fondamentale un approccio di sensibilizzazione differenziato, in grado di parlare alle specifiche esigenze locali.

Le ragioni dietro la dismissione dei capi

Quando si analizzano le ragioni dietro alla dismissione dei capi, emergono due fattori principali: il consumo (53%) e il non utilizzo (39%). Al Nord, infatti, la causa principale è proprio il non utilizzo (42%), mentre al Sud il principale motivo è l’usura dei tessuti (54%). Interessante è anche la tendenza tra i giovani: pur essendo più sensibili alla separazione dei rifiuti, sono anche i principali artefici del consumo effimero. Il 10% dei giovani, ad esempio, si disfa di capi “fuori moda” o acquistati online, ma ritenuti insoddisfacenti, contro una media nazionale del 3%.

Circolarità e tessuti danneggiati: una sfida non ancora vinta

Nonostante un crescente interesse per la circolarità, si osserva il seguente fenomeno: gran parte dei tessuti danneggiati finisce nella raccolta indifferenziata. La causa principale è una comunicazione storicamente centrata sul conferimento dei capi in buono stato per alimentare la filiera del riuso. Una possibile opportunità per il cambiamento sarà costituita dall’introduzione della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR), che consentirà di promuovere e sostenere soluzioni di riciclo per valorizzare anche i capi danneggiati come risorse utili al riciclo. Una vera e propria rivoluzione nella percezione dei consumatori!

Un altro dato emerso dall’indagine è quello sull’importanza di sviluppare una comunicazione mirata sul tema del corretto conferimento. Come sottolinea Luca Campadello, Strategic Development & Innovation Manager di Erion Textiles: “la sfida è doppia: da un lato, dobbiamo sviluppare soluzioni di riciclo per gli abiti non riutilizzabili, dall’altro sarà fondamentale comunicare efficacemente a livello locale e generazionale, facendo capire che ogni tessuto, anche danneggiato, è una risorsa.” Un messaggio che dovrà essere comprensibile e coinvolgente per tutti.

Verso un futuro sostenibile

La circolarità nel settore tessile non è solo una questione di riciclo o di eco-progettazione, ma una vera e propria sfida culturale e sociale che richiede un impegno collettivo. La sensibilizzazione dei consumatori e l’adozione di soluzioni pratiche per la gestione dei rifiuti tessili sono cruciali per garantire un cambiamento significativo. L’Osservatorio Ipsos per Erion Textiles ricorda che, anche se la strada verso la circolarità è ancora lunga, ogni piccolo passo — che si tratti di un nuovo comportamento di consumo o di una diversa modalità di conferimento — può fare la differenza per un futuro più verde e sostenibile. Solo con un approccio inclusivo e innovativo sarà possibile trasformare il settore tessile in un pilastro della sostenibilità, dove ogni fase del ciclo di vita dei prodotti sarà orientata verso un futuro circolare.

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