Per comprendere lo stato di avanzamento dei lavori nella roadmap verso l’atto delegato sul tessile nella cornice dell’ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation), lo strumento più utile, oggi, è la terza tappa (third milestone) dello studio preparatorio redatto dal Joint Research Centre – il centro di ricerca della Commissione europea – in sinergia con gli stakeholder della filiera. Questo studio serve per tarare l’obiettivo regolatorio del futuro atto delegato: innanzitutto, raccoglie evidenze quantitative comparabili, fondate su analisi LCA e LCC (Life Cycle Costing) e, dopo aver inquadrato perimetro normativo attuale, mercato e comportamenti d’uso, individua categorie e prodotti rappresentativi, analizza i punti critici lungo il ciclo di vita e formula e valuta le opzioni di intervento in chiave di ecodesign con requisiti di performance e d’informazione. Questi ultimi elementi – base cases per categories, critical hotspots ed design options – compongono il cuore della terza tappa e serviranno per proseguire lo studio preparatorio nella direzione dello sviluppo di scenari di policy, Impact Assessment e requisiti di trasparenza e tracciabilità per il Digital Product Passport (DPP).
Il third milestone è attualmente consultabile e sarà oggetto di un confronto online dedicato con il JRC il 14 e 15 gennaio 2026. È ancora possibile partecipare registrandosi come stakeholder, così da poter presentare osservazioni e proposte di modifica al documento.
Per mantenere i requisiti regolatori aderenti alla varietà del settore dell’abbigliamento senza scivolare in una segmentazione normativa impraticabile, lo studio preparatorio lavora su categorie di prodotto rappresentative intese come strumenti di sintesi: sufficientemente generali da cogliere i principali meccanismi tecnici, socio-economici e ambientali della filiera, ma anche abbastanza definite da permettere una modellizzazione lungo l’intero ciclo di vita e la costruzione, per ciascuna, di un prodotto rappresentativo con il relativo scenario di base (base case, cioè la baseline) da “stressare” con ipotesi di ecodesign mirate a gestire e migliorare i suoi punti critici o hotspot.
Le tre categorie considerate sono: prodotti a maglia (knitted products), prodotti in denim (denim products) e prodotti tessuti non-denim (non-denim woven/other woven products).
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Se da un lato il base case rende misurabile ciò che oggi è tipico del mercato, dall’altro la mappa degli hotspot indica dove un requisito di ecodesign, intervenendo, ha più probabilità di produrre un beneficio non marginale. Lo studio identifica come hotspot quelle fasi, processi o contributors che quindi generano la quota maggiore di impatti ambientali o di costi lungo il ciclo di vita. La loro lettura è ancorata alla PEF (Product Environmental Footprint), che fornisce una metodologia europea armonizzata per la valutazione degli impatti ambientali di prodotto secondo 16 categorie d’impatto.
Alla luce di tali categorie, gli hotspot più rilevanti risultano il consumo idrico (circa 27-42% dell’impatto ambientale complessivo), il cambiamento climatico (circa 15-18%) e l’uso di risorse fossili (intorno al 9%). Il dato dirimente, ai fini regolatori, non è tuttavia solo la “posizione in classifica” delle categorie, bensì la distribuzione degli impatti lungo le fasi del ciclo di vita. La produzione delle materie prime e delle fibre contribuisce in modo dominante, con quote complessive nell’ordine del 60-63%, mentre la manifattura si colloca stabilmente come seconda grande voce, intorno al 21-29%. Distribuzione e retail sono generalmente marginali, la fase d’uso può diventare più importante per alcune tipologie, e il fine vita rimane una frazione ridotta in termini di impatto diretto, con la gestione complessiva dei rifiuti tessili (pre-consumer, post-industrial e post-consumer) stimata intorno allo 0,6-0,8% del totale ciclo di vita.
Gli impatti principali si esprimono dunque soprattutto a monte, dove si attendono importanti interventi di ecodesign senza con ciò tralasciare il fine vita, che resta comunque un passaggio strategico per sbloccare disponibilità di materia seconda e per abilitare requisiti sul contenuto di riciclato.
di Vittoria Moccagatta
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